• 04/01/2025

Assurdità degli armamenti

Lettera aperta a quanti vogliono un’Europa altra

di Antonio Di Lalla

1 Aprile 2025

 

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Sono contrario nel modo più assoluto allo scellerato riarmo europeo che si va prospettando. Ho sempre contestato eserciti e spese belliche, prima rifiutando il servizio militare e poi praticando la cosiddetta obiezione fiscale o, per meglio dire, l’opzione fiscale, che non ha nulla a che fare con l’evasione fiscale. Ho detratto, già da circa 40 anni, dalle tasse che dovevo allo Stato, la quota che viene impegnata per gli armamenti devolvendola per cause pacifiste e allegando la ricevuta del versamento alla dichiarazione dei redditi. Naturalmente questa obiezione non è riconosciuta dallo Stato che provvedeva a recuperare la somma dovuta e mancante attraverso pignoramenti e vendita all’asta dei beni sottrattimi dall’ufficiale giudiziario. Sono un sostenitore della difesa popolare nonviolenta cioè dell’educazione dei cittadini a non collaborare col possibile nemico aggressore.
Il riarmo è inutile. In caso di attacco nucleare quanto può resistere l’Italia prima di arrendersi? 10 minuti? Mezz’ora? E allora vale la pena spendere, come stiamo facendo in Italia, centinaia di milioni di euro in armamenti? Diventeranno 800 miliardi di euro per l’Europa, se non viene fermata la follia della Von der Leyen e dei suoi accoliti. In caso di invasione massiccia, piuttosto che optare per una guerra a oltranza che finirebbe per ridurci come l’Ucraina o la striscia di Gaza, non converrebbe educarci alla resistenza passiva e non collaborativa? L’aggressore avrebbe bisogno di milioni di persone che subentrino nei posti chiave per fare “funzionare” l’Italia e, non possedendoli, perciò stesso gli invasori sarebbero sconfitti senza colpo ferire. Anche se, credo, sia superfluo, è necessario distinguere tra forze di polizia, da rafforzare, perché oggi sono inefficienti, visto il dilagare della delinquenza – soprattutto organizzata – che attenta alla vita civile dei cittadini onesti: dai furti allo smercio di droga agli appalti truccati fino alle mafie con le quali non di rado Stato e singoli cittadini scendono a compromesso, e forze armate, dove gli ufficiali sono quasi pari ai soldati, che hanno come unico compito quello di fare inutili parate militari e giocare alla guerra, nelle esercitazioni di addestramento.
Altra trovata pazzesca sono le cosiddette missioni di pace, visto che la parola guerra ripugna alle orecchie, in cui si cerca di portare la pace con le armi e dove i militari vanno più per i lauti compensi che per effettiva passione per la pace internazionale. E non mi si venga a dire che i militari sono addestrati anche per i soccorsi in caso di calamità naturali. Per questo basterebbe un serio servizio civile, screditato all’inverosimile dagli amanti delle armate, per qualunque genere di aiuto e sostegno alle popolazioni in difficoltà. Un capitolo a parte meriterebbero i cappellani militari con le stellette, frutto esclusivamente di una connivenza fra Chiesa e Stato. Vi risparmio le mie considerazioni su vescovi-generali di corpo d’armata e di preti-ufficiali dell’esercito, per non diventare sboccato. Quelli che si spacciano per cattolici tradizionalisti, ma che della tradizione non capiscono un tubo, dovrebbero sapere che, nei primi secoli, ai militari era proibito diventare cristiani se non avessero abbandonato le armi, figurarsi se fossero stati concepibili gli ecclesiastici in mimetica! Il vescovo salvadoregno Oscar Romero, assassinato perché difendeva i deboli, vittime della repressione militare, tuonava: “Siamo sazi di armi e proiettili. La fame che abbiamo è di giustizia, di cibo, di medicine, di educazione, di programmi realmente tesi a un equo sviluppo. Se vogliamo che la violenza abbia termine è necessario eliminare l’ingiustizia sociale”.
Svuotare gli arsenali e riempire i granai dovrebbe essere lo sforzo finalmente da attuare nel XXI secolo, perché credere che le armi servano per costruire la pace è come accendere il fuoco a protezione di una polveriera. Il solo produrre armi è sottrarre risorse per lo sviluppo ed è il presupposto non dichiarato per il loro utilizzo. La riconversione dell’industria bellica non solo è possibile ma doverosa. Già abbiamo fatto troppi danni fomentando le guerre in molte, troppe Nazioni e, dove non possiamo venderle direttamente ai belligeranti, giochiamo sulle triangolazioni. Il nostro benessere è sporco del sangue di tante innocenti vittime di guerre provocate ad arte per fare man bassa delle risorse presenti nei loro territori. Già nel 1974, con grande sarcasmo, Alberto Sordi denunciava tutto questo nel film Finché c’è guerra c’è speranza. Purtroppo invano.
Come può il Parlamento Europeo pensare che la cosa più urgente sia riarmarsi? Solo una politica perfida può affidare il futuro dell’Europa alle lobby delle armi. Un’economia di guerra sarebbe l’inizio della catastrofe perché il denaro verrebbe sottratto alla sanità, all’istruzione, insomma allo sviluppo della società. Questo programma suicida può essere fermato, va bloccato prima che sia troppo tardi. Perciò è quanto mai urgente e necessario farci sentire per esprimere il nostro più assoluto diniego al riarmo.
Con la stessa passione civile abbiamo partecipato a Termoli alla manifestazione Io dico NO alla mafia con questo messaggio: Diciamo no a tutte le mafie, alle infiltrazioni mafiose e a tutti i tentativi di sopraffazione. Come abbiamo fatto in tutti questi anni. Per noi lotta alle mafie:
– è anzitutto una corretta informazione, evitando di diventare cani da riporto asserviti all’emergente di turno anziché cani da guardia della democrazia;
– è schierarsi dalla parte dei deboli, degli “scarti umani”,
– è la tutela dell’ambiente da un saccheggio scriteriato;
– è denunciare gli amministratori che diventano politicanti, difendendo la legalità ad oltranza.
Insomma siamo e vogliamo continuare ad essere un periodico di resistenza umana.

di Antonio Di Lalla (da La Fonte apr/25)

 

1 Aprile 2025

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